Delia e l’uomo di latta

 <<Buongiorno, Amore. Spero tu stia bene. Ti ho preparato una bottiglia di acqua e sali, per farti riprendere un po’. Ieri sera è andata male, ma sappi solo una cosa: io ti amo. Ci sono delle storie nella nostra vita che sono di transizione. Sono storie che viviamo, inconsapevoli che finiranno. Quella con Delia era una di queste. Sono storie strane, che sembrano essere poste sulla nostra strada per aiutarci a proiettarci nel futuro. E il mio futuro ora è molto chiaro. Il mio futuro sei tu. E te lo dimostrerò. >>

Prima parte: Delia e la donna di cristallo

IX

E’ stato brutto vederti in quello stato. Certo non lo hai mai retto davvero l’alcool e questo in altri momenti ci ha fatto ridere. Ma ieri sera hai proprio esagerato. Io odio le scene isteriche. E in quel momento mi sono irrigidito. Lo devo ammettere, mi hai colto di sorpresa. Ma poi quando sei crollata al suolo, come un grattacielo demolito, non potevo più credere ai miei occhi. Quel tuo corpo così bello, accasciato a terra, aveva perso la sua mitica bellezza ed era improvvisamente un pezzo di carne. E stavo per fare la cosa più meschina che mi è venuta in mente.
Lasciarti marcire per terra. Ma che tipo di bestia sono diventato? Non sono degno nemmeno dell’appellativo di essere umano. Come posso pensare a delle cose così orribili e poi ritenermi una brava persona? MA sì, certo, poi ti ho rimessa a letto. Si vabbé tu dirai che non l’ho fatto strettamente per te perché forse un po’ meschino lo sono davvero. E sia. Ma poi ho scritto quelle parole perché sapevo che non avrei trascorso la notte là e al tuo risveglio non mi avresti cercato.
Come un getto. Le parole sono uscite così facilmente dalla mia penna che quasi mi stupivo che fossero vere. Immaginavo te che le leggevi e mi chiedevo cosa avrei voluto dirti, dal profondo di me stesso. Non è stato facile scriverti. E non è facile ora essere all’oscuro della tua reazione. Vorrei tanto sapere che hai pensato, ma non credo che ti chiamerò. Non oggi. E so che non lo farai nemmeno tu. E la cosa terribile è che, forse, non ne ho bisogno perché so cosa pensi.

X

<<Cazzate! Cazzate! Cazzate! Hai capito?>> << Calmati, Silvia. Ma tu non eri ubriaca, ieri sera? >> <<Si, ma questo è un dettaglio! Hai capito quel Dario che ha osato dire? Che “quella” gli ha insegnato ad amare! Ma amare cosa, brutto porco! E io? Non valgo nulla? Non gli ho insegnato niente? Sono una troia da sbattere quando gli pare?>> <<No, tesoro. Tu non sei affatto così. E stai sconnettendo, fattelo dire. Quella è solo un fantasma che fa parte del suo passato. E’ lontana. E tu non puoi esserne gelosa… Non è affatto un pericolo per voi…. >>
In realtà ho sempre pensato a Delia. Non in quel senso, ma ogni tanto mi viene in mente. E mi chiedo: chissà. Chissà come sarebbe andata tra di noi. E, come se pensassi ad un mondo incantato, non mi distacco più da quel pensiero. Chi lo sa se nostra figlia sarebbe stata come lei. Chi lo sa che sarebbe successo se mi fossi trasferito con te a Pisa. Se le cose sarebbero andate diversamente e se adesso fossi tu mia moglie. Forse ti amerei. E non avrei bisogno di un’amante. Che pensieri odiosi.
In realtà Silvia è la donna più intuitiva che abbia mai incontrato. E mi dispiace anche per come la tratto. Ma la situazione è complicata. Complicata. Diciamo complicata va’. La gente quando gli dici “complicato” capisce e ci crede. O finge di farlo Ragazzi, tutti hanno dei problemi. Ma gli avvocati sono una scocciatura troppo grande. La casa.. E’ di mia moglie.  E’ sua. E l’affidamento di nostro figlio… Non voglio nemmeno pensarci. Non avrei nulla, nemmeno più il diritto di vedere lui e finirei a vivere con lei.

XI

Per carità, è un amore di donna. E’ perfetta. La stimo in tutto. Ma ha un carattere strano. E’ dolce e irascibile allo stesso tempo. Mi fa ridere ma in un attimo tutto può cambiare e potremmo diventare completamente nemici. Forse lei non fa totalmente per me. Almeno non in un rapporto ventiquattr’ore su ventiquattro. E’, come dire…
Una relazione a tempo determinato. Quel <<Vattene.>> che ha pronunciato potrebbe essere inteso come “per sempre”. Chi lo sa se mi farebbe bene un po’ di distanza da lei. Ma, ora che ci penso, come mi è venuto di fare questo errore così stupido. Certo, i lapsus non si comandano, per definizione. Ma tra le tante…  Proprio Delia! Non la potevo chiamare “Mamma o altro? Tra le tante, inutili, storie sono andato a scavare l’unica che ha quella caratteristica.
L’unica che è significativa. Proprio per questo non ho conservato nulla di nostro tranne quella foto. Ma no! Non ce l’ho proprio fatta a buttarla. Ce la siamo fatti vent’anni fa all’ombra di un albero. E guarda caso proprio Silvia l’ha trovata. Era destino, o cosa?

XII

<<Ho caldo, Dario>> <<Amore, ripariamoci sotto quegli alberi>>. Estate inoltrata: il logorante cigolio delle cicale fa da tappeto per delle parole pigre. <<Qua si sta meglio.>> Eravamo visibilmente provati dal caldo e non c’era nulla che ci distogliesse dall’idea di un bagno fresco. Ma si doveva pur sempre studiare. Con un movimento lento mi cinse le braccia attorno al collo. << Guarda quella nuvola. Assomiglia ad una farfalla. – poi mi guardò fisso con quegli occhi dal contorno sfumato- Non ci lasceremo mai, vero?>> E io risposi impunemente.
<<Mai. Non ci lasceremo mai>>. Le nostre mani si strinsero e lei lasciò scivolare un quaderno logoro. Sulla copertina una scritta. Delia Ferrari, Luglio ’94.”  In quel periodo non pensavamo mai al futuro. Era tutto bello anche se non ce ne accorgevamo. L’università andava bene e noi cercavamo di costruire qualcosa. Ma non c’era quella corsa contro il tempo di qualche tempo prima. Non c’era proprio niente dell’adultità. Non c’era l’ansia. Non c’era l’obbligo di dover lavorare. Sembrava tutto perfetto. Il destino era da una sola parte.
Dalla nostra. E invece oggi no. Il destino non c’entra niente. E’ una stronzata. Tutto si è dileguato. Niente esiste. I soldi dominano le nostre esistenze. E gli interessi più meschini sono alla base del comportamento umano. <<E allora perché tu, Silvia, non puoi accettare anche un po’ della mia meschinità? Ora conosci anche una parte rilevante del mio passato. Che cosa sarebbe la nostra relazione senza un po’ di storia? Cenere? Sesso? >> Le parole che ti vorrei dire. Forse per conoscere davvero qualcuno ne dovremmo conoscere due cose.

XIII

L’infanzia e il poeta preferito. Ma non c’è abbastanza tempo per sapere tutto.  Non c’è abbastanza tempo per conoscere nemmeno sé stessi. Non c’è tempo per fare nulla. L’altro ieri ho fatto la fila alla posta ma poi è finito il tempo e la posta ha chiuso. Non c’è tempo nemmeno per aspettare. Non c’è tempo per nulla. C’è tempo solo per consumarci, lentamente. C’è tempo di essere gocce di cera che colano e, finito il loro uso, finiscono nell’oblio dell’inutilità. C’è tempo solo per essere stoppini bruciacchiati.
<<Credo di avere esagerato nel dirti che lei mi hai insegnato ad amare.>> Ho pronunciato queste parole con un mazzo di fiori in mano. Ma se ci penso, era la verità. Non dovrei mentire, non sul mio passato, ma ho troppa paura di perderti. <<Non fa niente>>. Mi hai fatto entrare in casa e abbiamo fatto l’amore. Il solito copione. E’ come se fosse tutto già scritto nella mia mente  mentre stavi arrivando hai detto che mi ami. E io ho pensato per un attimo a come è fare l’amore con Delia.
In effetti non ne ho idea. Non l’abbiamo mai fatto. Sembra strano. Stanotte dopo che abbiamo fatto l’amore mi sono alzato e ho lasciato Silvia dormire da sola nel suo letto. Avevo bisogno di aria e me ne sono andato come un traditore. Mi tirai la porta, senza chiuderla a chiave. Quando ho acceso la moto ho visto la tua luce accendersi nella stanza. Ma stavo già sfrecciando veloce sul lastricato . Non un passo indietro. Per un attimo ho pensato di farla davvero finita. Ma chi mi conosce davvero sa bene l’aggettivo che mi rappresenta.

XIV

Codardo. Sono un codardo. La serratura si aprì di scatto e rientrai a casa mia. Come al solito era notte inoltrata e Monica fingeva di dormire. Mi adagiai nel letto, distaccato ormai da un anno dal suo, con tutti i vestiti ancora addosso. Ormai non mi cambiavo neanche più dopo aver fatto l’amore con l’altra. E forse mia moglie sapeva tutto e non diceva niente. Chi lo sa lei che faceva quando tornava tardi, la sera. Come ci si può fottere per un dettaglio così insignificante mentre tua moglie non sente nemmeno più l’odore delle secrezioni di un’altra donna. Ma quella sera non aveva sonno.
E’ venuta a letto e, senza dire una parola, si è alzata la gonna e ha voluto consumare su di me. Io nemmeno ho detto una parola. Non posso pensare troppo a sentimentalismi. Poi ha concluso e se n’è andata a farsi una doccia. Senza dire nulla. Senza dire “a” è tornata a letto. Quella sera sono entrato in due donne e ho lasciato il mio seme dentro di entrambe. E mi sono addormentato come tutte le notti.
Senza dire una parola. <<Silvia, come puoi dire di amarmi davvero se non accetti nemmeno il mio passato?>> <<Si che lo accetto. Anzi. Ti ho fatto venire qui per un motivo.>> << Quale?>> <<Lo sai.>> Dovrei forse scrivere un discorso da dirle. Forse la tranquillizzerei. Quattrocento parole. Giuste. Pesate. <<Silvia, hai pienamente ragione. Delia non è più niente per me. Ho esagerato>> <<Lo so. Ma io ora voglio vederla. Voglio vedere Delia>> Il cigolio della sveglia digitale mi ha svegliato, tingendo la stanza di tonalità rosse e blu. Era un sogno. In un angolo della stanza c’è il letto di Monica. Sopra c’è un cumulo di lenzuola e di carne. Sarà lei. Sì. Respira. E’ lei. Ora sul mi corpo sento due odori.

XIV

Ma qualche tempo fa era diverso. Monica ed io ci siamo sposati che eravamo totalmente innamorati. E tutto è andato benissimo. Abbiamo comprato la casa dei nostri sogni, ci siamo realizzati nel pieno delle nostre energie. Sette anni fa abbiamo avuto un figlio, Luca. Sembrava che tutto andasse per il meglio finché.. Finché niente. Non c’è un momento di frattura chiaro, definito. Abbiamo iniziato a non parlare tanto e i silenzi, che prima erano secondari, hanno iniziato ad essere centrali nella nostra vita. Il matrimonio è diventato quello che non avrei mai voluto.
Un obbligo. La fede: una catena. La casa: un carcere. Nostro figlio: il contenitore delle nostre frustrazioni. Abbiamo provato con la terapia di coppia. Per un periodo lei è stata a vivere da una sua amica. Ma non è servito a niente. Tutto ha iniziato a scivolarci dalle mani. Ed il bello era che non riuscivamo a fermarlo in nessun modo. Il benessere nel quale prima ci riconoscevamo era diventata ormai un’accozzaglia di oggetti di scena. Oggetti per la nostra opera più grande.
Una tragedia. E poi ho incontrato Silvia a casa di amici. Lei era solare, era piena di quella voglia di vivere che cercavo da tempo. E me ne sono innamorato. Follemente. Sembra una stupidaggine ma è davvero così. E l’ho iniziata a corteggiare. Lei in un primo momento era titubante – per via della fede- ma poi ha ceduto. Ed ora abbiamo una storia bellissima. Tranne che per un dettaglio.

XV

Non è lei mia moglie. Quell’invito inaspettato per la cena non poteva che rendermi felice. Mi sono fatto una doccia veloce e mi sono fiondato a casa sua. Quella sera avevo proprio voglia di vederla e ho comprato un vino buono per divertirci quel poco che basta. In pochi chilometri ce l’avevo fatta.
Arrivato a casa ho parcheggiato nel giardino del tuo villino. Volevo fare una sorpresa ed entrare dalla porta di servizio. E allora ho notato nel parcheggio secondario una auto. Che sia l’auto di qualche parente? Non lo so. Ho bussato alla porta. Le mani mi sudavano e c’era nell’aria un piacevole odore di manicaretti. E poi è successo.
Si è aperta la porta. E non eri tu. Ho avuto un attimo di straniamento. Poi lo straniamento ha fatto posto ad un senso di…  Ho capito.
Non sarebbe stata la solita cena, quella sera. Ad aprirmi la porta era stato un ciuffo di capelli ramati che rivestivano due occhi verdi che conoscevo troppo bene. <<Dario, Auguri! Dopo tanti anni!>>
<<Che ci fai qui… DELIA?>> <<Mi ha invitato tua cugina Silvia.. Simpaticissima! Auguri per il tuo onomastico! Mi trovavo qui ed eccomi!>>  <<Oggi è il mio onomastico? Me ne ero completamente dimenticato. Grazie>>. Dietro alla porta, sul divano, c’era Silvia. Sul suo volto una smorfia divertita.  Una cosa è certa: sarebbe stata una cena davvero interessante.

 

Continua…

Delia e la donna di cristallo

I

Tu mi ricordi una poesia che non riesco a ricordare
una canzone che non è mai esistita
e un posto in cui non devo essere mai stato” – Efraim Medina Reyes)

Non me ne capacito. E’ assurdo perché sto pensando a questa cosa da troppo tempo. Mi chiedo il perché e la risposta io la so. La so eccome… No. Non la so. Però la immagino. Chi è? Lui ed io non stiamo più bene insieme. E’ evidente. E’ lampante. Palese. E’ successo tutto l’altro giorno mentre stavamo facendo colazione a casa mia. Dopo il fatto ha guardato il vuoto con uno sguardo strano. Malinconico. No. Non stiamo più bene. Ma come è possibile se va tutto bene tra noi? A parte l’altra.
Sua moglie. La lascerà. Lo so. Me lo sento. Non la ama, me lo dice sempre.  Lo si vede dai suoi occhi. Quando parla di lei si gonfia. La sua pancia si gonfia. Il petto gli si fa tumultoso. Piange a volte e io sono la sua spalla. Lo consolo. Gli do amore. Lui mi dà amore. Certo però la sera comunque torna da lei. Ma lo fa per il figlio. Lo fa solo per lui. Non può amarla. Non può amarla più di quanto ami quell’altra persona.
Non più di quanto ami me. <<Silvia, forse hai sentito male.>> <<Si, ma infatti.>> Infatti un cazzo. No. No. Ho sentito benissimo. Io mi chiamo Silvia, un nome facile. Non è possibile sbagliare. Sbagliare così? SIL-VIA, come una foresta. Sono la sua foresta. Come può smarrire la strada? E’ sempre stanco ultimamente. Povero, io lo posso capire. Si, il lavoro, la famiglia. Poi c’è quella troia della moglie. Gli rende la vita un inferno. Lui sta bene solo con me. Solo con me. Me lo dice sempre. Mi ha chiamata sempre per nome e poi aggiungeva una sola parola.

II

Amore. Come faceva mio padre. Lui si che era un uomo, ha sempre amato la mamma. Non l’ha mai tradita. Mai. Ogni domenica mattina scendeva presto a prendere il giornale e il latte fresco. Poi si apriva la porta e c’era lui con la colazione. Io, a letto, facevo finta di dormire… <<Buongiorno Silvia… Amore svegliati. >>Quella voce. La sua voce mi entrava nel cervello come un profumo buonissimo. Era il mio principe: era tutto più buono se passava per le sue mani. Un uomo di cuore che non ha mai tradito nessuno. Ma che è stato tradito, qualche mese fa, da un Giuda inaspettato.
Dal suo stesso cuore. Che mani. Le mani grandi di un vero lavoratore. Io ero piccola, un granello di polvere tra le sue mani. Che sicurezza che sapeva dare alla mamma e a me. Ci sto pensando ancora. Non è possibile. Ci sto pensando ancora. Vorrei scacciare questo pensiero dalla mia testa. Fuori. Penso ad altro. Le centrali nucleari. Le formiche rosse. Il tempo. La luce elettrica. Le lampade a gas. I Led Zeppelin. Il grammofono. Gli atomi di elio. Quanti atomi di idrogeno ci sono nell’universo? No, non ce la faccio. Mi ritorna il volto di lui. <<Che occhi che hai, sembrano fatti per una sola cosa…>>
Fatti apposta per farmi affogare. <<Stanotte ti ho sognato. Abbracciami. Eri cattivo. Crudele.>> <<Che ti facevo, Amore? >> Le mie orecchie sono quasi elettrizzate quando mi chiami così. Ti odio. <<Mi sezionavi. Viva. Viva e vegeta.>> <<Dai amore che sogno, non ti farei mai del male…  Lo sai.>> Lo so. <<Mi hai aperto l’addome con un taglio mediano, netto, come solo tuo sai fare. Sapevi bene come infilare la lama. Ed è stato allora che da me, immobilizzata, sono usciti migliaia di insetti e non c’era modo di fermarli. Io urlavo ma dalla bocca non usciva niente altro che.. >>Non riesco nemmeno a pensarlo. <<Tanti, piccoli, neri. >>Che sogno orrendo, vomitare le uniche creature che odio.

III

<<Ragni. >> <<“Puoi passarmi del latte, Delia?>> Puoi- passarmi – DELIA? Delia. <<Perché mi hai chiamata Delia? Chi è questa?>> <<Ma nessuno, amore!>> Nessuno? Io gli ho creduto, come una cretina. Ma poi… Ma come! Come è possibile? Quel nome mi si è scolpito nella mente.  Mi sembra come di conoscere questa Delia. Chi sarà, una collega di lavoro? Una conoscente. La vicina di casa, quella che tutti i giorni taglia il prato. Come si chiama? Non lo so. Forse ha una storia con questa Delia. Forse tutti i giorni che se ne va da me, va da lei. E io che pensavo di essere l’amante! No. Non è possibile. Calmati Silvia. Delia non è nessuno. Delia non è quello che credi.
Delia non esiste. <<Oggi è stata dura a lavoro. Non so come ho potuto sopportare tutta quella gente. E il mio capo non faceva che interrompermi. Non ho avuto proprio tempo per mandarti un messaggio, Dario. Mi perdonerai?>> Gli ho lasciato questo vocale esattamente  due ore fa. E non mi ha risposto ancora. Sarà con sua moglie, perché quando è con lei non mi dice niente. Ma non la ama. Ne sono certa. Si vede dagli occhi. I tuoi occhi, Dario, sono un rifugio sicuro per me. Sono una cretina, non posso trovare sicuro uno così. Uno che mentre lo penso…
Giace immerso tra le braccia di sua moglie. Non posso. Non ho dovuto mai dipendere da nessuno. E’ stato mio padre ad insegnarmi questo segreto: non dovrai mai dipendere dagli altri. Non che siano tutti cattivi.. No. Gli umani sono come distratti. Sono troppo impegnati a costruire la loro frazione infinitesima di felicità per poter pensare anche a te. La tua felicità esiste in funzione di quella degli altri. E’ ingiusto. Ora mi sono realizzata a mie spese. Ho dovuto rinunciare a tanto, non c’è alcun dubbio. Non c’è sensazione più grande di sapere di essere viva. Viva solo solo grazie a una persona.

IV

Viva grazie a me. Nuda. Stasera mi sono spogliata nuda e mi sono guardata allo specchio. Sono bella. Mi sento bella. Sono donna. Posso guardarmi allo specchio con fierezza. Vedo la bambina di una volta, con un culo molto più tondo, dettagli.  Ho lottato anche io contro il male. Tu sei stato il primo e l’unico a baciarmi tutte le cicatrici. Anche quelle chirurgiche. All’inizio me ne vergognano. Mi sentivo orrenda senza capelli. E con quel taglio enorme sul torace. Ma col chirurgo sono stata chiara: non ho voluto niente al suo posto.
Non voglio plastica, nessuna mammella di silicone. Sono carne e sangue e niente altro e tale rimarrò.  Autentica. Quella cicatrice mi ricorda chi sono, contro cosa ho combattuto. Ora sono pulita da mesi. Ogni PET è pulita da tre anni. Ce l’ho quasi fatta. E non ho voglia di dimenticare chi sono… Io ho capito di essere anche il mio dolore. Ho capito che non voglio dipendere da nessuno ma nello stesso tempo posso farlo. Nello stesso tempo posso fidarmi di una persona.
Di te. Mi sembra assurdo fidarmi di una persona come te. MA è la cosa più naturale che mi sia mai venuta da fare. Sin dal nostro primo incontro ho capito che facevi vibrare quello che ero. Sei stato capace di farmi ridere dal primo momento. Ma quelle risate che non si dimenticano, che dicono: “sei felice, sei viva”. Ma avevi la fede. Porco. Come potevi essere così perfetto ed avere la fede? Eppure mi hai cercato tu. Io avevo promesso alle mie amiche e a me stessa che mai avrei voluto uno come te. E poi era appena successo.
Ero una rosa che stava ricominciando a sbocciare dopo mesi di radio e chemioterapia. Quella sera avevo messo il rossetto più rosso che avevo. Mi sentivo rossa dentro. Quel vestito mostrava tutta la femminilità che avevo dentro. E il mio seno così sbilenco mi faceva sorridere allo specchio. Un po’ come le cicatrici dei soldati Masai. Solo chi è dentro la tribù può capirle. Eppure tu hai compreso le mie cicatrici dal primo momento. E poi un piccolo dettaglio mi colpì. Le tue mani. Bianche e slanciate. Pensai subito che fossero quelle di un pianista. La mente quanti casini che fa.

V

Abbiamo fatto una cosa degna dei ragazzini di quindici anni. Tua moglie sarà ad un workshop in una clinica Svizzera per due settimane. Tuo figlio è al campo estivo. E noi abbiamo casa tua libera. Per fare gli amanti clandestini. E’ una cosa strana ma voglio vedermi al posto suo. Voglio cucinare per te dove lo fa lei. Voglio vedere la televisione con te, dove la guardi con lei. Voglio fare finta di essere la donna al centro della tua vita, per qualche giorno. E’ una stupidaggine? E voglio ancora una cosa.
<<Voglio fare l’amore con te nel vostro letto.>> Sembrerò pazza? Ben venga. Ma voglio sentirmi per una volta sola, completamente, tua. Un po’ ti sei stranito quando te l’ho detto, vero. <<Certo, piccola. Sembra una richiesta strana. Ma non credo tu voglia mettermi nei casini. E’ vero?>> <<Certo che no, Dario.>> Hai accettato proprio perché sai che non sono quel tipo di donna. Io so essere silenziosa. Mentre pensavo queste parole mi odiavo da sola.
Perché a volte penso che non ho dignità. Ma per avere lui, anche solo per qualche ora, darei tutto. D’altronde oltre a lui non ho nulla. E abbiamo fatto gli amanti per qualche giorno. Un mattino ho sentito un odore di cornetti e mi sono svegliata. Dalla porta è entrato lui, con un cornetto in una mano e una tazza di latte nell’altra. <<Buongiorno Silvia. Sveglia, Amore>>. Sono trasalita e, in un attimo, mi sono ritrovata a piangere in un angolo del bagno. <<Non era mia intenzione ricordarti tuo padre, scusami.>> <<Non c’è problema. Era come mi chiamava lui, ma tu non lo sapevi. Non credo di avertelo mai detto per qualche motivo.>>
Forse non ho ancora accettato che non ci sia più. Oggi me la sono presa comoda. Lui è stato molto carino, mi ha trattato in maniera molto dolce. Si è fatto una doccia ed è sceso a fare la spesa. Avremmo cucinato insieme, come ogni coppia di amanti clandestini che si rispetti. Ma ad una condizione: farlo nudi. Era una stronzata, lo so. Ma fa ridere, è buffo. Qualcosa è andato storto poi, perché appena si è chiusa la porta di casa e ho sentito la tua moto accendersi, ho fatto la cosa più ovvia e più sbagliata che potessi mai fare.

VI

Ho iniziato a frugare tra le sue cose. Cosa cercare era ovvio. Delia. Delia. DELIA! Dove sei, Delia? Ho iniziato a scavare tra le carte. Ho cercato nei cassetti personali. Ci deve essere qualcosa. No, non c’è niente. Definitivo. Niente nemmeno tra la biancheria. Dove potresti nascondere qualcosa? Nell’armadio niente. Nel tuo studio. Sono entrata come una ladra. Dentro c’era l’odore del sigaro che ti piace tanto fumare quando sei solo. Conservi ancora i libri dell’università in una teca di vetro e mi piace sempre guardarli. Ma questa volta ho notato qualcosa di diverso. Vicino al vetro, incollata.
Come ho potuto non vederla mai? C’era la foto del tuo anno accademico. Come eri strano venti anni fa.  Accanto a te c’era una ragazza.  E sembrava che vi stringeste la mano. Ho staccato la foto dalla teca e ho cercato le firme dei tuoi colleghi. E una D molto pronunciata incominciava il tuo nome. Delia Ferrari. Tutto d’un tratto tutto cominciava a schiarirsi nella mia mente. Ferrari. Un cognome decisamente settentrionale. Poi notai un fogliettino che sporgeva da dietro ai libri di anatomia. E sfilai la cosa che non avrei mai voluto vedere.
Una foto dove stavate abbracciati. Ed eravate bellissimi. Poi suonasti la porta e tutta questa paranoia si sgretolò in un attimo dietro un velo di falsità. Quel tempo da amanti passò veloce. La nostra quotidianità era stata rovinosamente perfetta. <<Non so più cosa pensare. Perché non lasci tua moglie e vieni a vivere con me?>> <<Non ce la faccio, per ora.>> <<Ma cosa altro vuoi da quella donna? Non vi amate più.>> Siete finiti, strisciate nelle vostre reciproche meschinità. Vi fate solo del male. Vi soffocate vicendevolmente come due uomini legati insieme e lanciati in alto mare. <<E’ complicato>>. <<E allora, sinceramente, cosa vuoi da me?>>. <<Perdonami.>> <<Un pensiero è chiaro nella mia mente. Io so cosa voglio da te.>> IO voglio.
Voglio un figlio. Ma che pensiero assurdo. Voglio un figlio dall’uomo che non è il mio uomo. Ma no, non è affatto assurdo. Io voglio un figlio dall’uomo che amo. Ho trenta anni. Voglio un figlio, voglio carne della mia carne. Voglio fare questo salto. Voglio crescere uno come te. Voglio un piccolo te da coccolare. Chi lo sa se te lo dirò stasera, quando avremo bevuto abbastanza da dimenticare i nostri nomi e le nostre inibizioni. Quando avremo bevuto tanto da dimenticare tua moglie e…

VII

Delia. Una breve ricerca sul motore di ricerca del tuo ordine professionale e subito ho avuto notizie di lei. Dottoressa Delia Ferrari, medico pediatra. Sarà la classica pediatra caina, stronza, attaccata ai soldi. No. Sto mentendo a me stessa. Sarà sensibile come non mai. E bellissima, con una chioma di capelli che le copre a stento quegli occhi verde mare che bucarono la pellicola venti anni fa. E probabilmente anche il tuo cuore. Poi sei arrivato tu e mi hai trovato in quello stato.
<<Ho bevuto, si. Che vuoi? Lasciami stare.>> I suoi occhi si lanciarono sulla pagina del notebook con la foto di Delia. Lui sbiancò. <<Chi è questa dottorina? – Lo so. – Lo so! Era una tua collega d’università! La ami ancora? State ancora in contatto? Chi è per te? Chi sono io per te?>> Era l’alcool o ero io? Il dubbio era forte ma le parole le sentivo scaturire dal petto forti, rapide, definite. Era l’alcool ma ero anche io. Lui si immobilizzò. Di stucco. Guardava la pagina e non diceva una parola. <<Parla, bastardo! Parla! La ami ancora?>> <<Va bene, te lo dico una volta per tutte.>>
<<Delia è una mia vecchia amica. O poco più. E’ una storia morta e sepolta: siamo stati insieme negli anni dell’università. Va bene?>> <<NO! NO che non va bene. Vorresti lasciarmi così? Perché hai conservato la vostra foto allora?>> <<Perché è stata una storia importante. Mi ha insegnato tanto. Forse mi ha insegnato ad amare.>> Ora basta, aveva esagerato il bastardo. Sbroccai ma credo di aver perso i sensi. Mi ritrovai, al mattino, nel mio letto. Sul comodino un biglietto.

VIII

 <<Buongiorno, Amore. Spero tu stia bene. Ti ho preparato una bottiglia di acqua e sali, per farti riprendere un po’. Ieri sera è andata male, ma sappi solo una cosa: io ti amo. Ci sono delle storie nella nostra vita che sono di transizione. Sono storie che viviamo, inconsapevoli che finiranno. Quella con Delia era una di queste. Sono storie strane, che sembrano essere poste sulla nostra strada per aiutarci a proiettarci nel futuro. E il mio futuro ora è molto chiaro. Il mio futuro sei tu. E te lo dimostrerò. >>

 

Continua Delia e l’uomo di latta

 

Sopravvivere in una scatola

Alla luce del crepuscolo del sabato sera ogni albero diventa creatura infernale e anche noi umani ci trasformiamo. Il deserto che alberga nei nostri cuori finalmente tracima dagli argini e nei nostri occhi fiammeggia una luce ferina: sono le bestie interiori che si slatentizzano ed escono dalle loro tane. Sono talmente grosse che le nostre ossa scricchiolano nel tentativo di sorreggerne le viltà; ci ricopriamo di indumenti e di profumi aromatici ed usciamo dalle nostre caverne tecnologiche.
È festa: ognuno ride stasera e c’è qualcuno che suona giusto per coprire il lamento assordante dei vuoti interiori di ciascuno. L’eterna noia quotidiana è scalzata da piaceri chimici: hashish, MDMA, alcool e carni lavorate. Usiamo martirizzare il nostro corpo affinché si nascondano le macerie delle nostre vite. Gli hotel economici si riempiono di amanti, di corpi, di sesso e le discoteche e le piazze si addensano di concentrati di apparenza e disperazione.
Sul tardi ci si ritrova nudi, da qualche parte, con qualcuno a giocare a fare gli involucri di nervi. Vince chi fa fiammeggiare prima i neurotrasmettitori dell’altro. In effetti a questo punto c’è una pragmatica degna di un chirurgo e forse nemmeno il ritmico oscillare delle pulsar apparirebbe cosi deterministico.  Ognuno è infine chiamato a raccoglimento quando la tensione si scioglie: non c’è lutto, rispetto per l’arte, le autorità o le religioni che tenga davanti ad un orgasmo.
Dopo qualche ora il sole albeggia e ci si ritrova nudi ricoperti di siringhe, bottiglie di plastica e tamponi vaginali. E’ come una battaglia dove i caduti si illudono di essere ancora vivi. Le bestie ritornano dentro. I vestiti ritornano a coprire le nudità e neanche ci si riesce a guardare negli occhi. Si è appena avverata la singolarità ma sembra che a nessuno interessi: è così amaro il sarcasmo della vita!
Quelle anime che si sono appartenute e si sono giurate amore dopo qualche tempo non si salutano nemmeno alle casse dei supermercati. Sono le nostre ipocrisie, cari amici. Sono questi tempi che ci mettono di fronte alla storia senza una guida e forse sono le multinazionali dei preservativi. Al mattino apriamo tutti le nostre scatolette di tonno e ne mangiamo velocemente il contenuto mentre desideriamo di dimenticare anche quel sabato sera. Sperando che presto ne sopraggiunga un altro da dimenticare.

La quercia

Nomi

Ti chiamavo Sabina perchè Amore era banale.
Ma il tuo nome era Narciso: me l’avevi nascosto.
Mi hai chiamato per nome ma senza mai sapere chi fossi o
dove andassi, da dove venissero i miei occhi.

che

Sì… Si mente, consapevoli o no.
Si mente e mentre si storce il naso si sorride.
È cosí la vita, dicono i saggi, i santi e i poeti;
ma io sono navigatore e non ho certezze se non nel Levante e nelle stelle.

non

Mille chiavi per entrarmi nell’animo: te le ho date tutte in mano senza esitare.
Clandestina ti ho visto frugare e scartare, rubare.
È l’errore più antico: fidarsi;
ma è il più umano perchè alla fine si cede e nulla è più lo stesso.

significano

Che dramma: la nostra storia insieme incisa su corteccia viva.
Era una quercia malata: è stata abbattuta.

niente

 

Diventare onda

È notte e il vento ulula tra gli scogli;
non c’è pace nel fondo dei miei abissi
e non merito perdono per il tempo che ho disperso.

È notte e un mantello di cenere oscura la Luna:
quella Luna smezzata, un po’monca, che
passa il suo tempo a stordire i miei sogni.

Finisco per sputarmi dentro per
quell’assurdo desiderio
di normalità.

Le scarpe si impegnano delle onde spumose
ma è il gelo del cuore che trasuda nei visceri
e li svuota da ogni voluttà.

Sta per piovere, l’atmosfera è cupa
e da lontano serpiginano i lampi
che si scaricano nel mare.

Ad ogni passo l’acqua è tenaglia e le gambe
sono intricate di alghe e molli vegetali;
meduse incolori mi accarezzano le  cosce.

Ho ucciso un uomo. E’ stato facile, è stato un attimo.
La lama è entrata così facilmente nella carne,
che sembrava scivolare.

Quando non c’è più differenza tra “inspira – espira,
inspira – espira” c’è sollievo, c’è eutanasia.
E’ la vendetta che guida l’uomo.

Il mare è un medico oscuro:
balsamo benefico, di giorno;
compagno di morte, di notte.

Se entri nelle onde e ti lasci cullare
diventi tu stesso moto ondoso
e anneghi mentre ascolti le sirene.

Se sei abituato a bere odio liquido,
l’acqua nei polmoni
è solo un dolce dimenticare.

Coi polmoni pieni affondi dolcemente
e ti trovi sul fondo.
Qui non si torna più indietro.

Dredd, la legge sono io (1995) -Dieci buoni motivi per non guardarlo MAI

Sono incappato in Dredd per puro errore. Volevo vedere la versione del 2012 e, guarda un po’, sono finito a vedere la versione del 1995.  Niente di più sbagliato per il mio cervello. Ecco i dieci motivi per cui non dovreste guardarlo mai. E la faccia del regista, nel caso vogliate comprendere che faccia ha il cul0.

  1. Stallone. I film con Silvester Stallone sono un errore. Un po’ perché è S.S.l’acronimo del suo nome e fa male. Un po’ perché fa film di merda a prescindere. Se poi nel film ha le lenti a contatto blu, quella pellicola è ascritta sotto la dicitura di “crimine contro l’umanità”. E a noi non piacciono i crimini contro l’umanità compiuti da SS con gli iridi azzurri. Almeno da dopo il processo di Norimberga.screenshot-28
  2. Ambientazione. E’ possibile presentare un futuro distopico classico, post-nucleare senza plagiare BLADE RUNNER? Sembra di no. E all’esterno di queste megacity, il deserto. Indovinate un po’? Uguale al deserto di MAD MAX. ORA BASTA, inventatevi qualche idea nuova, ci avete scocciato.screenshot-11mad-max-visuals
  3. Razzismo. E’ possibile che in tutti i film americani i criminali sono sempre immigrati neri, ispanici o est-europei nonostante non esistano più le città e le nazioni di un tempo? Sembra di si. E’ possibile rappresentali diversamente dai personaggi di narcos e/o le figurine di gomorra. Sembra di no.screenshot-46
  4. Il declino di giurisprudenza. La legge “classica” ha fallito; non si fanno più gli esami di diritto romano  e ormai esistono “I GIUDICI” che sono delle figure a metà tra il poliziotto a.c.a.b. e il giudice di Law & Order. Questo non sembra tanto fantascienza ed è un bene perché non dobbiamo sentire più ragazze incazzose di giurisprudenza parlare di “Diritto privato”  come il male al ragazzo di turno. Ma va bene. Un processo per omicidio dura circa dieci secondi. Cioè meno di quindici anni… Questa invece è pura fantascienza. screenshot-14
  5. Robot incauti. Un robot cattivissimissimo può chiamarsi ABC (ATP-binding Cassette) NO. Perché? Perché NO. Perché ci sono almeno cento nomi fighi per entità maligne, come: Abigor, Abracas,Alastor, Amon, Astaroth, Azazel etc.screenshot-24
  6. ACAB pàgano. Il giudice DREDD dopo una condanna per omicidio viene arrestato, giudicato e condannato nel giro di qualche ora. Questa è fantascienza.screenshot-29
  7. Nomi azzeccatissimi. Perché un umano androide cattivo si deve chiamare Malo? Come un povero rapinatore rumeno?.screenshot-39
  8. Fantagenetica. LA genetica non è un gioco. L’eugenetica nemmeno. Si scopre che Dredd ha lo stesso DNA di suo fratello RICO (?) e che sono entrambi il frutto di un progetto genetico di clonazione (sic) per generare il soldato perfetto.  Quindi dovrebbero essere gemelli omozigoti, un po’ come i cloni di STAR WARS. Omozigoti= stesso DNA= identici. E invece no. MA COSA? tumblr_lk6u43z09k1qfgfj5Addirittura si scopre che RICO sta formando dei cloni dal proprio genoma. Cloni di entrambi i sessi. MA DOVE CAZZO AVETE STUDIATO.
  9. Libertà violate. Il laboratorio genetico è situato nella testa della statua della libertà. Ma cosa cazzo mi significa .Screenshot (52).png
  10. Asessualità. Non puoi essere Silvester Stallone e venire baciato da Diane Lane e non reagire ma, anzi, andare a lavorare. SEI UN IDIOTA, i combattimenti di Rocky ti hanno fatto male.screenshot-54
  11. Ok ho detto dieci motivi. E bla bla bla. Ma volevo solo dire che la colonna sonora è una cagata pazzesca da far rabbrividire i film su telecapri.

E quindi non guardatelo mai.

Io sono Leggenda. Istruzioni per violentare un classico e farne un film di successo per La GGente

L’anno 2009 previsto dal regista Francis Lawrence (che ha fatto Constantine n.d.r.)è sicuramente catastrofico quanto quello realmente accaduto.
Nel mondo reale:

  • Obama ha preso il Nobel per la pace(?)
  • Berlusconi la statuetta del Duomo in testa
  • Mike Buongiorno e Michael Jackson sono morti.
  • Bersani ha vinto inverosimilmente le primarie del PD, nonostante le proteste delle associazioni animaliste nei confronti delle metafore etno-zoo-antropo-scemo-logiche .

Nel mondo di Lawrence invece nel 2009, per curare il cancro (è una cosa complessa e complicata), i soliti scienziati cretini che nei film americani nonsannominimamentecosafanno (Vedi 28 giorni dopo, Jurassic Park, Avengers, Hulk, Deadpool, Heidi) hanno re-ingengerizzato il virus della varicella, facendolo diventare un’arma letale.


PECCATO CHE NEL LIBRO FOSSE UN BATTERIO, MA VABBè

E ora inserisco un “e vabbé” perché quagene-therapy-process-960 c’è da dire che attualmente già si ingegnerizzano i virus ma ne uscirebbe un discorso in medichese con molti “ma”, “però”, “si ma poi” etc etc che un tizio davvero ha scritto . Ma la cosa più idiota è che in modo che il film non esplicita, lo hanno diffuso. Mannaggia alle cappe aspiranti difettose cit. DEFICIENTI, non vi meritate gli euro a Telethon e nemmeno mezza borsa di dottorato.
La popolazione mondiale, che se l’è vista brutta anche a causa dei Duran Duran e dei porno di Dipré, si è praticamente estinta. In pratica, delle statistiche epidemiologiche che non-si-sa-chi-e-come-ha-fatto il: 

  • 94 % dei soggetti è morto davvero(MD)
  • l’1% è sopravvissuto sano (SS) *
  • il 4 % si è trasformato in MOSTRI zoomorfi e sanguinari chiamati Darkseekers (DS).  **
*NEL LIBRO è “L’ULTIMO UOMO SULLA TERRA “NDR
questo è anche il titolo del film che vi consiglio di vedere, che è davvero ispirato al romanzo di Richard Matheson (L’ultimo uomo della Terra (1964) Ubaldo Ragona o/e Sidney Salkow.)
**PECCATO CHE NEL LIBRO QUESTI MOSTRI SIANO VAMPIRI CLASSICI (PAURA DEGLI SPECCHI E DELL’AGLIO) NON SIANO SC(I)EMI E ANZI SI ORGANIZZINO CON UNA NUOVA SOCIETà E CHE OLTRETUTTO SAPPIANO BENISSIMO DOVE VIVE ROBERT MA NE HANNO PAURA NDR.

Tre anni dopo l’outbreak, un supermilitare-so-tutto-io-e-sono-anche-virologo Lieutenant Colonel Robert Neville  (Will Smith) vive una vita isolata a New York City alla ricerca di non infetti assieme al suo cagnolino carino SAM.

PECCATO CHE NEL LIBRO NON CI SIANO NON INFETTI
INOLTRE NEL LIBRO EGLI NON è MILITARE, NERO, PALESTRATO, ISTRUITO E BUONO MA BIANCO, IGNORANTE, RAZZISTA, FUMATORE E ALCOLIZZATO. AH E IL CANE NON SIA SUO MA UN RANDAGIO.

La (S)trama (non) è banale in quanto mostra che nel sottoscala del suo appartamentino chic c’è un (piccolissssssssssimo) laboratorio dove Robert fa esperimenti sui topi (povere bestioline) per scoprire una cura. Inoltre si scopre da un flashback che sua moglie e suo figlia sono morte durante un incidente d’elicottero anche abbastanza scemo durante la fuga.

PECCATO CHE NEL LIBRO LA FIGLIA SIA BRUCIATA DALL’ESERCITO (DI CUI ROBERT NON FA PARTE) MENTRE LA MOGLIE, CHE LUI SEPPELLISCE NEL GIARDINO, TORNI IL GIORNO DOPO PER MANGIARSELO. MA VABBè.

E ciao, che ce ne frega.  Niente, vatti a leggere Novella 2000, và, và.

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Poi riassumendo:

  • un giorno i vampiri se lo vogliono mangiare assieme al cane e non ci riescono senò il film costava 100 milioni di dollari di meno, NO?
  • un giorno lui cattura la vampiressa capo con una trappola e prova una cura derivante dal suo sangue e lei certamente (s)muore.
  • i vampiri fanno una trappola simile alla sua e lo intrappolano e quando scende il sole DEI CANI CATTIVI tentano di mangiarselo. Sam lo protegge e si infetta.

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  • c’è una scena molto triste in cui il virologo tenta di curare il caNIOLINNO e non ci riesce e appena esso cerca di attaccarlo lo strangola. 
  • Dopo la morte del dog , tizioprotagonista decide di diventare kamikaze e progetta un attacco suicida contro quei cosi là fatti in CGI. Ne uccide tanti.
  • Viene salvato da Anna e suo fatello Ethan. Che sono normali e sbucano dal nulla. Ma guarda. Lo accompagnano a casa e si fanno seguire dai vampiri.

C’è un momento di calma carino in cui parlano di un campo di sopravvissuti ma Neville è un cazzo di scienziato e non ci crede e vaffan. I vampiri irrompono in casa e BLA BLA.

i-am-legend-will-smith I normali scappano nel laboratorio Lui scopre che il suo sangue non ha (s)ucciso la moglie del cattivo più cattivo ma l’ha curata. E ciao ciao a tutti perché il cattivo si incazza e rompe il vetro con la testaHHHH (honesta). Neville capisce che il suo sangue è buono come cura (mah) e da una provetta ai bimbi e per farli scappare si fa esplodere. Poi dicono i Mujaedin. Poi i ragazzini arrivano al campo e tutti vissero felici e contenti ma non si spiega come. VABE, ciao.

PECCATO CHE NEL FILM NON SI TROVI UNA CURA, MA ANZI I VAMPIRI SI ORGANIZZINO COME UNA NUOVA SOCIETà E CONVIVANO CON GLI EFFETTI DEL BATTERIO

IL FINALE è DIVERSISSIMO!1!!1!11

NEVILLE VIENE ARRESTATO DALLA SQUADRA SWAT DEI VAMPIRI PERCHé ORMAI LA SOCIETà DEI VAMPIRI SI è ORGANIZZATA E LUI è LEGGENDA. IL MESSAGGIO è DI ROVESCIAMENTO, è ANTIRAZZISTA. IL LIBRO VUOLE SIGNIFICARE CHE OGNUNO è DIVERSO, DIPENDE DAL SISTEMA DI RIFERIMENTO. E NON è LA MAGGIORANZA AD AVERE LA VERITà.
E ROBERT SI SUICIDA ANCHE NEL LIBRO, MA PER UN MOTIVO DIVERSO: SI SENTE SOLO IN UN MONDO CHE NON è PIù IL SUO, DOVE FA PAURA A TUTTI E DOVE è DIVENTATO LUI L’ASSASSINO.

E allora? Non guardatelo mai. Mai.

Difendermi da me _ Ciclo degli Addii

Molto tempo fa scrivevo spesso di te. Immaginavo i tuoi occhi posarsi su tutte  le cose che facevano parte della tua vita ed era bello. Io sono sempre stato un tipo strano e avevo deciso che non volevo volerti. Ma poi, dietro una malsimulata indifferenza, mi feriva sapere che fossi tra le braccia di qualcun altro invece che tra le mie. Una gelosia profonda per cui mi straziavo nel pensare che facessi i tuoi ragionamenti a chi forse non interessavano o nel pensarti addormentata tra i rumori di un’altra casa con un’altra luce che ti bagnava la pelle. Quel tuo odore giovane che entrava  nel cervello di un altro ragazzo.
Poi le cose cambiarono e ci ritrovammo. Stavolta era tutto diverso, ma non eri tu ad essere cambiata : un bozzo incerto di me è finito fuori dalla finestra e dalla porta sono entrato io. Abbiamo iniziato a creare qualcosa di così unico che mi sembrava matematicamente e logicamente inquantificabile. Forse è proprio la singolaritá della bellezza il limite della Scienza. Mentre mi innamoravo di te, ho iniziato a cambiare. Un sentimento strano, nuovo per me, mi faceva stare male al pensiero di farti del male e mi faceva avere voglia di proteggerti. Esordì dentro di me una voglia di sincerità, di maturitá,  di adultità: di vita.  Essere più veri con noi stessi è la cosa più difficile: ci rende deboli di fronte a chi invece mente.
Molto tempo fa ho scritto dei tuoi occhi. Ora non c’è più poesia nella mia giornata. Chi ti viola ti costringe a guardare direttamente negli occhi il mondo.  Ti costringe a guardare di nuovo il mondo reale e ti obbliga dire: “è tutto grigio qui“. Ti fa ammettere che era tutta una illusione.
Ogni parola poi rallenta, ogni rapporto umano diventa più insignificante. Tutto si inizia a sgretolare e come se un torrente si infiltrasse tra le tue ossa, ti smaterializzi molecole per molecola. Tutto sembra finire. E diventi improvvisamente un albero di città, ammansito dal poco nutrimento alle radici e mutilato dalle pioggie acide…...
Ora non so cosa resti di me. Potrei dire che sono morto e questa è la mia nuova pelle.  Non so più chi amo o chi odio. E chi sono.
L’autostrada che mi mostrarono anni fa sembrava smagliante; è invece piena di carcasse di animali morti e di macchine sfasciate. Ci entri di tua volontà ma poi sei obbligato a seguire il percorso delimitato e non puoi uscirne se non quando lo decideranno per te.  Piu avanzi più l’asfalto si sgretola e tutto si secca e resti solo, compresso nel tuo macinino. Che fumo che fanno le sterpaglie brucianti e le sacche del tuo sangue usate come estintori sono ormai annerite dal sole. Dietro al guardrail una distesa di ossa di montone, di capro e di umano. I Guardiani, con i loro registri di aspettative, ti aspettano pigramente dietro ai caselli e mentre ti avvicini ti misurano spanna per spanna. Possono decidere quanto vali e il prezzo da pagare loro è il tuo tempo.

Il tempo mi travolge mentre tento di trattenerlo tra le dita.
Ora tutti i miei schemi sono nuovi ma la spregiudicatezza è il dono inatteso del vivere senza di te.

Gramigna -la Valle di Hinnom

Giunge un rumore, un frastuono dalla città,
un rumore dal tempio:
è la voce del Signore che paga
il contraccambio ai suoi nemici.. ISAIA 66 -6

16 settembre
Caro diario,
anche stanotte ho sentito dei rumori. Ho chiesto agli altri ospiti dell’albergo ma non hanno sentito niente.  Erano rumori troppo forti per non averli svegliati.

17 settembe
Si chiama Carl, è stato lui a bussare alla mia porta, stanotte.Ho sentito chiaramente il suo nome. Che ci fa di notte tra i corridoi?

18 settembre
Caro diario,
non riuscivo a dormire. Ero teso.  Poi ad un tratto ho sentito un suono come di piatti rotti. Mi sono messo la vestaglia e sono sceso nella hall. Anche il custode stava dormendo. Sul registro dell’albergo non c’è nessun cliente di nome Carl .

24 settembre
Fanno tutti finta di dormire. È uno scherzo crudele.  Non trovo più le mie pillole.

25 settembre
Stanotte ho parlato con Carl. Dice che lui non può mostrarsi a me perché avrei paura e quindi possiamo chiacchierare solo da dietro la porta. Ha detto di avere mille anni.

30 settembre
È impossibile avere mille anni. Non sento rumori da quasi una settimana. Carl forse se ne è andato.
15 ottobre
Carl ha lasciato una lettera sotto la mia porta. Era bianca con scritto solo una parola: sacrificio.

30 ottobre
Mentono tutti. Carl è uno dei clienti dell’albergo che mi prende in giro.  Mi prendono tutti in giro. Lui mi ha detto di aspettarlo domani. Ho spalancato la porta e non c’era nessuno.

1 novembre
Stamattina mentre mi radevo l’ho visto. Era dietro lo specchio, con un rasoio identico al mio tra le mani.  Mi guardava fisso.  Ha detto che gli dispiace di avermi rubato la faccia ma che purtroppo lui non ce l’aveva. Poi ci siamo tagliati all’unisono e abbiamo unito le mani piene di sangue ai lati dello specchio. Ora siamo fratelli.

2  novembre
Alle 3 mi sono svegliato e ho trovato sul cuscino accanto al mio la divisa, un coltello e una chiave passpartout. È un coltello da potatura. Carl ha lasciato le impronte dei piedi scalzi sul pavimento e si è scusato di aver preso in prestito le mie pillole per addormentare tutti. Mi sono vestito e poi lui ha rubato il mio corpo e ha detto che stanotte la avrebbero finita di prenderci in giro.

3 novembre
Stamattina l’albergo è silenzioso. Mentre mi radevo, di Carl, nemmeno l’ombra. Mentre mi aggiustavo la divisa ho notato una targhetta sul taschino.
Sta scritto : Carl Strogoff. – Giardiniere del Royal Hotel.
Che cosa curiosa, non ci avevo mai fatto caso.

Uno sacrifica un bue e poi uccide un uomo,
uno immola una pecora e poi strozza un cane,
uno presenta un’offerta e poi sangue di porco,
uno brucia incenso e poi venera l’iniquità.
Costoro hanno scelto le loro vie,
essi si dilettano dei loro abomini;
anch’io sceglierò la loro sventura
e farò piombare su di essi ciò che temono. In ogni mese al novilunio,e al sabato di ogni settimana,
verrà ognuno a prostrarsi
davanti a me, dice il Signore.Uscendo, vedranno i cadaveri degli uomini
che si sono ribellati contro di me;
poiché il loro verme non morirà,
il loro fuoco non si spegnerà
e saranno un abominio per tutti».Isaia 66 

The Witch – Non guardatelo mai. Anzi si.

Nel New England del 1630 un colono chiamato William è bandito da un villaggio di Puritani assieme alla sua famiglia. Il motivo? E’ un fondamentalista religioso e gli stanno strette le nuove regole riformate.

Felicemente va in esilio con

  • un uomo inutile, che non sa coltivare né cacciare né essere di polso. Cioè sé stesso;
  • un Dio, guest star mancante;
  • sua moglie Katherine;
  • sua figlia (bellissima) Thomasin;
  • suo figlio Caleb ;
  • altri due figli, gemelli eterozigoti,  Mercy eJonas.

Si stabiliscono tutti in un terreno al limite con la foresta e vi costruiscono una fattoria; dopo poco la moglie Katherine da alla luce il loro quinto figlio, Samuel mentre la figlia Thomasin va in pubertà. Mentre viene custodito dalla figlia Thomasin, Samuel misteriosamente scompare.
Qui la scena cambia e il regista ci mostra una vecchia megera che vive nella foresta; brandisce un coltello e sembra che lo uccida e ne pesti il corpo in un grande mortaio per farne un unguento per il corpo.

Ricordiamo che nella tradizione popolare le streghe:

  1. fanno questi unguenti schifosi per volare usando gli ingredienti dell’attuale omeopatia
  2. cavalcano le scope o i ragazzi aitanti
  3. sono puttane e non si fanno una sola pelle normale
  4. sono orrende e non vanno dal parrucchiere dal 403 a.C.
  5. non conoscono estetista e hanno le micosi delle unghie
  6. non conoscono odontoiatri e hanno il tartaro nero ai denti
  7. ridono come le vecchie fumatrici
  8. dicono “mannacciaggesùùbbello”. No questo no.

Mentre la madre Katherine piange ed è distrutta il padre nota che la segale cornuta che coltivano è infestata da funghi. Si fa quindi accompagnare dal figlio Caleb a caccia nella foresta. Qui una serie di dialoghi ci fanno capire che nessuno è privo di peccato, nemmeno il giovane Caleb né il vigliacco WIlliam.

Ho sottolineato che il grano è la segale cornuta perché l’attuale storiografia crede che moltissimi atti di violenza e irrazionalità perpetuati nella famosa “caccia alle streghe“fossero il frutto di allucinazioni collettive dovute al fungo Ergot (Claviceps Purpurea) che infesta questo tipo di pianta e rilascia delle neurotossine allucinogene che resistono anche alle alte temperature e causano una sindrome chiamata “Fuoco di Sant’Antonio” perché simile e confuso con l’Herpes Zoster. Il regista credo lo sappia e insiste a far vedere queste spighe particolari.

Tornati alla fattoria a mani vuote trovano i gemelli che  giocano con una capra nera, Black Phillip, anzi: ci parlano. Poi succedono cose ma facendola breve, di tutti i casini che succedono viene colpevolizzata Thomasin; al punto tale che la madre vuole mandarla via “a servire un’altra casa”.  
Il giorno dopo Caleb e Thomasin vanno di nascosto a caccia nella foresta. Il loro cane segue una lepre (inquietante) e mentre Thomasin cade da cavallo e sviene Caleb si imbatte prima nel cadavere sventrato del cane e poi  in una giovane donna che lo seduce e, dopo averlo baciato, si rivela essere una vecchia (strega) (Camera 237,  the shining – like).
Quella notte Caleb ritorna in fattoria con i sintomi di delirium tremens, nudo e delirante. La mattina il ragazzo ha una crisi violenta e inizia a delirare arrivando a simulare una specie di bacio con Cristo o con il diavolo, non si sa. Pochi attimi dopo muore.
I gemelli accusano la figlia Thomasin di stregoneria mentre lei contrattacca dicendo che loro parlano con il caprone e NON SI RICORDAVANO IL PADRE NOSTRO (nel 1600 doveva essere grave). Il padre, non riuscendo proprio a decidere chi sia il diavolo, segrega tutti e tre i figli (sopravvissuti) nel granaio assieme al caprone nero.
Durante la notte la strega,che scopriamo si chiama “Flora” (e sembra essere una terza persona rispetto sia ai gemelli che a Thomasin) si manifesta nel granaio, dove succhia il sangue di una capra. Dopo la madre Katherine è soggetta a potenti allucinazioni lisergiche e rivede i figli morti.

Durante la crisi crede di star allattando il figlio piccolo quando in realtà c’è un corvo che le becca il capezzolo sanguinante mentre lei ride istericamente.

Il giorno dopo:

  • Williams si sveglia, trova il granaio distrutto, scopre che i gemelli sono scomparsi, le pecore sventrate e non ha neanche il tempo di accusare Thomasin che viene ucciso da una cornata della capra
  • La madre Katherine esce dalla casa e accusa Thomasin della morte di suo marito e quindi di tutti e la aggredisce tentando di strangolarla. La ragazza dapprima non si oppone ma poi reagisce uccidendo la madre pugnalandola.
  • Thomasin si addormenta dopo essersi cambiata di abito.

Quella notte :

Thomasin si risveglia, trasfigurata e ancora sporca del sangue della madre. Inizia a parlare con il diavolo che cambia forma, da capra a seducente uomo. Egli quindi la convince a scrivere il suo nome sul suo libro, offrendole ogni piacere. In cambio di tutto si deve “spogliare“. Lo fa e mentre cammina nuda per la foresta si imbatte in un Saba.  Assieme ad altre donne nude, inizia a girare attorno ad un fuoco ed urlare in una lingua sconosciuta. Ad un tratto iniziano tutte a levitare e anche lei si unisce a loro. La trasformazione è terminata e lei è finalmente una strega. E’ lei la nuova Witch.

Film bellissimo, non scontato, che deve molto ai maestri del cinema tra cui specialmente Lars Von Trier per le atmosfere. Credevo che il soggetto fosse banale invece si parla del “cursus honorum” di una giovane ragazza verso l’essere strega il che è molto interessante. Non c’è splatter: la violenza è nascosta nei dialoghi e questo fa più paura di tutto. E’ un dramma dell’umano: il demonio c’entra poco perché la famiglia era già disgregata da sé e andava verso la distruzione spontaneamente. Un aiutino ha fatto il resto. L’essere “strega” e liberarsi dei “vestiti” potrebbe essere visto come un simbolico liberarsi dalle convenzioni e dalle regole che vogliono limitare la libertà e la sessualità umana.  Di fatto Thomasin non ha un punto di riferimento, non ha un vero padre con cui parlare. E quindi può essere davvero libera. Certo, nel caso di questo film mi appare forzata una lettura del genere: le scelte di una fotografia ambientale rappresentano quella volontà di evitare quei fronzoli e quegli “spiegazionismi” che sono la morte di moltissimi film. E’ tutto storia, così come il sottotitolo ci suggerisce, “A new England Folktale” da prendere così come è. Mi piace la temporalità, la logica dei dialoghi e la coerenza stilistica che riescono a condurti docilmente alla sospensione della realtà che è congeniale nel godimento di un film del genere. Lo consiglio anche a quelli che, come me, non sopportano gli horror perché-di fatto- non lo è. Guardatelo.

Che il diavolo sia con voi.