Solo periodi lunghissimi senza punti

Mi pulsano in mente solo periodi lunghissimi senza punti non è flusso di coscienza non è post-rock, post-punk, post-emo-core ma è il menstruo dei miei dendriti ispidi che si sprasvano, si scalsano e si imbrescano come istrici annegati mi slargano in mente frasi latine e la formula del 2,3 difosfoglicerato e mi scambello perché si adatta non-covalentemente alla emoglobina come in un gioco antichissimo. Non varno molto il perché ma, la notte, assieme a Dante ti sogno, bella.

Vorrei adattarmi all’alta quota come uno stambecco rilassarmi e come uno sfintere, lasciar passare questi giorni come un bolo strizzarmi come una pezza e poi tutto -via! – sbrummare con l’aerowow e finire in qualche paese lontano. Ora mi trovo qua con un long drink in una mano e la disperazione nell’altra: mi rintano nello sgrunnare un po’ coi tuoi ricci, nello slallare, lentamente, le tue labbra. Siamo due corpi all’unisono come cascate mentre pensiamo e ci rigiriamo come rubbole, nel tuo letto.

Mi vengono in mente versi rapaci, giungle infestate dai rapsidi e dagli scrombrilli, odo il frastuono di animali pericolosi. Il verso straziante del gricheto, il rumoreggiare sopito del ghirmo, qualche ansimo di lumbraca, le sgattole che volano coi becchi
adunchi e qualche mammola che corre per non farsi acchiappare… Ancora altre parole/monomero
inventate mi affiorano eppure ancora non riescono a spiegare cosa mi esploda dentro.

Vorrei annerire le mie fantasie
vagare come un morto nel Policlinico
e magari adattarmi all’alta quota
della Torre Biologica
come un piccolo lichene grigio

Non dico più che dobbiamo vivere alla giornata perché non posso permettermelo e allora mi vengono in mente solo frasi lunghissime senza punti.
Mi vengono in mente solo punti.

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Forcipi dalla punta arrotondata

Come da una Clessidra la mia sabbia anemica schianta al calcestruzzo.

Gorgoglìo del petrolio nero,
una trachea dissezionata sul tavolino da the.

Vilipendio degli dei. Siamo
visceri in una scarpetta di cristallo.

Il tatuaggio di uno scorpione sulla faccia di un neonato:
dicono che ogni istante ci avvicini sempre più al morire.

Come on baby

Una piccola candela
in un minuscolo giardinetto prezioso nel mezzo della steppa.
Intorno lupi famelici.

Non so se alla fine del mondo salverei qualcosa o qualcuno
dalle meteore, dagli angeli con i clarinetti d’acciaio inox, dalle fiamme.
Io non vorrei salvarmi.

A volte vorrei che qualcuno mi svelasse il perché di tutte le cose .
è così dolce sprofondare nelle onde di questa tempesta
senza sapere “come”, “cosa”, “quando”.

Cosa è un raggio di luna
se non un riflesso -invidioso-?

Diverrò pira che vi bruci, potente come il mare..

Datemi il tempo, il tempo del sospiro
di un dio nero.

Light my fire.

Tutto il mondo giace sotto il potere del maligno.

ferro, tungsteno

Quel volto nel buio

iridio, vanadio

cardiaco

cromo, magnesio

e  turbini

rame, uranio

di capelli

idrogeno, carbonio

come voragini.

Baci di alluminio dietro ai vetri appannati e macchiati di sangue e fuliggine. Ti dicono che per innovare devi sapere. Io ti dico: distruggi. La bestia è il presente con venti corna sulla testa e mille lingue di fuoco, il mondo è retto dalla bestia. Il futuro è dei violenti distruttori dell’attuale, degli angeli caduti dal cielo con le astronavi.  DISTRUGGI, sii ruggine,  scrivi la tua impronta col sangue su mille chili di sale,  muori martire e vedrai. Ho visto quattro angeli dell’apocalisse scendere dal cielo su cavalli di ossa, ne ho sentito le trombe infernali nelle officine di Birkenau. Ho visto i figli di Dio marchiati con sigle e poi e l’’ultima battaglia.

DanteDANTEanteANTEnteNTEteTEEEEEEEDANTE

Or incomincian le dolenti note
TRE! GHI! JE! RTE! SPE! TRA! TRA! SKA!
a farmisi sentire; or son venuto
là dove molto pianto mi PERKUOTEKUOTEKUOTE
KUO! KUO! KUO! BAM! BAAAAM!
Io venni in loco d’ogne luce muuuuto,
UUUUUUUH! UUUUUUUH
che muGGGGGGGHJIA come fa mar per tempesta,
MUUUUUUJJJJJJJJJJUUUUUUUUUUUUU!
se da contrari venti è combattuto.
SBABAMSBAM!!!! TRE! GHR RTE!
La bufera infernal, che mai non resta,
GGGGGGGGGGG!!
mena li spirti con la sua rapina;
KLEKLEKLENAGAGANGANGA!
voltando e perKotendo li molesta.
SBAM! SCIA CIA! GHR! GHHHRRR!
Quando giungon davanti a la ruina,
TATATATARATATATA!
quivi le strida, il comPPPJianto, il LLLLamento;
AAAAA! EEEEEEE! AIU!!!!!!!!!!! MORt!!!!!!!!!
bestemmianBESTEMMIAN quivi la virtù divina.
DIO! MOR! MER!!! AAA!
Intesi ch’a così fatto tormento
enno dannati i peKKKKator carnali,
che la RAGION sommETTONOonoONOono al talento.

SBAM SBAM SBAM SBAM SBAM RATATATATATA!!!!

Edipo

Edipo, tuo padre uccidi, Laio.
Non ti voleva paura di te
aveva, uomo di potere
senza fallo per tua madre,
paura aveva che ancora tu
nascessi prima. Nato,
dionisiaco del vino frutto
le caviglie ti trafisse,
o Re, con di cuoio una cinghia..
Cinghia che lo attaccò alla biga
e polvere gli mortale fece mangiare.
Gettasti la Sfinge nell’abisso, vinta,
ma turbasti l’ordine.
Guarda bellissima tua madre Giocasta… Ora è tua.
Quattro ti donò figli.
La peste arrivò. Non fu Giustizia,
non fu tua finché non si uccise madre e ti accecasti gli occhi con spilla la sua.
Cieco ti lanciasti nell’abisso.
Gli dei ti chiamarono con la loro voce di tuono mentre Tiresia
urlava di piacere pensando alla tua salma decomposta.

Dormi

Dormi accanto a me

in un letto di coperte calde;

è stata una settimana terribile,

sei tanto stanca.

 

Dormi come un cucciolo

di essere umano; ti stringo

tra le mie braccia,

ti guardo e ti accarezzo la pelle.

 

Amore ti diede quest’odore di spezie,

Amore ti diede questo

respiro.

Un giorno sarai lontana, ma non importa.

 

Dormi ancora, amore?

Dormi.

Doccia e Terezin

Stamattina mentre ero sotto la doccia

e l’acqua tiepida mi inondava i peli

e col suo cloro mi stracciava da dosso

cellule vive,

nel mio più grande languore,

improvvisamente,

il freddo del tubo di piombo

mi ha invaso.


Se la caldaia è rotta, o magari

troppo vecchia per sopravvivere al rigido gennaio,

non ne so un cazzo

e non me ne frega un cazzo.


Fui inondato dall’acqua

gelida, più gelida che possa mai esistere

dall’acqua gelida del tubo di piombo.

Mi iniziai a lamentare con tutta l’aria che

avevo in gola. La casa vuota respingeva

le mie grida con cruda violenza e l’eco

si arrampicava sui muri di muffa nera

e ritornava alle mie orecchie di cartilagine.


Volli uscire e asciugarmi.

Volli riscaldarmi. Volli.


D’improvviso, come il lampo elettrostatico,

l’immagine di quindicimila bambini

nudi nel ghetto di Terezin.
D’improvviso, come il lampo elettrostatico,

l’immagine della garitta dei gendarmi,

e il suono dei loro passi pesanti.


D’improvviso, come il lampo elettrostatico,

il pianto dei corpicini al freddo

delle camere a gas.


D’improvviso, come il lampo elettrostatico

i loro corpicini diventati blu,

coperti di sudore, urina, merda.


D’improvviso, come il lampo elettrostatico

una bambina morta, signorina, con le gambe

coperte di sangue mestruale.


D’improvviso, come il lampo elettrostatico,

il pianto dei corpicini freddi al caldo ardente.

dei forni crematori.


D’improvviso il mio corpo si bloccò.

La manopola passo al freddo e milioni

di aghi di ghiaccio fuso mi inondarono ogni

millimetro di epidermide.


I miei occhi, chiusi, piangevano

lacrime di azoto.

Molti  sopravvivevano al gas,

ne rimanevano solo storditi.

Il dolore di tutta la pelle ustionata

e di tutta la carne, le ossa e i nervi di un corpo

doveva essere assurdo, infinito.

Un bambino bruciato vivo.

Cinque bambini bruciati vivi.

Dieci bambini bruciati vivi.

Quindici bambini bruciati vivi.

Diecimila bambini bruciati vivi.

QUINDICIMILA bambini avvelenati,

bruciati vivi. Inceneriti.


Le loro ceneri disperse.

Non sui campi, no.

Li avrebbero resi impuri.


Le loro ceneri sotterrate.

Sotto la terra arida

di Terezin.


Uscì dalla doccia, piedi scalzi.

L’acqua gocciolava ovunque.


Il contatto col freddo della casa

fu obliquo, mediocre.


Cento bambini su quindicimila sopravvissero.

IO ero là, sul pavimento

ghiacciato della mia casa di provincia.

Ero vivo. Perché?


Un demonio grigio, parco di morte, urlò, di nuovo:

“bisogna evitare che il sangue di un bambino

ebreo schizzi sulla giacca di pelle di un soldato tedesco!”

e fu allora, solo allora che

un bicchiere enorme di vodka

solcò la mia gola secca e

mi costrinse a tossire.


Tossì, urlai ancora, ma dentro di me.

La lava fluiva eterea

nei miei visceri.


Avevo bisogno di dimenticare.

Volli dimenticare.

Riuscì solo a ricordare.


Ricordare che

la neve cadeva sottile

sulla terra, sui berretti dei gendarmi

e sulle case degli omertosi.

Ma non sulle ceneri

dei bambini

di Terezin.

Ancora?

E se una mattina come le altre

magari una mattina come questa

una mattina lattiginosa e fredda

ogni parola dimenticasse chi è?

 

E se dire A fosse improvvisamente B e

chiamarti fosse bestemmiare iddio?

E se parlarti di religione fosse blaterare

sommessi ronzii senza senso?

 

Cosa penseresti di me?

MI ameresti ancora?

Se ti dicessi ti odio invece di ti amo e

ti inondassi di tutta l’ umana cattiveria, mi ameresti ancora?

 

Cosa penserebbe la tua mente

e la tua anima, cosa proverebbe?

E le tue lacrime di cosa saprebbero?

Lo saprei mai?

 

E se il mio odore cambiasse

e tu sentissi acido invece che dolce,

sentissi quell’acido dell’assassino

e il mio sangue fosse ammoniaca?

 

Mi ameresti ancora?

Se fossi il tuo nemico più grande,

mi ameresti ancora?

Se i miei occhi divenissero rosso inferno?

 

MI ameresti ancora?

Se io fossi ciò che non sarei mai potuto essere MAI

mi ameresti ancora?

MI ameresti ancora?

 

Se osannassi i santi del totalitarismo

se amassi quella ragazza dal corpo caldo e la mente ghiacciolo

se ti tradissi col mondo degli angeli infernali

mi ameresti ancora?

 

Se improvvisamente i miei istinti fossero

vividi e mi immergessi

nei fiumi della bollente beatitudine del piacere,

mi riusciresti ad amare ancora?

 

Mi ameresti ancora?

Se fossi ciò che potrei, mi ameresti ancora?

Se fossi il mio me represso, mi ameresti ancora?

Se fossi ciò che forse vorrei, mi vorresti con te?

Mi crederesti ancora, se fossi il mentitore?

Mi ameresti ancora, se ti odiassi così tanto da volere la tua morte?

Se mi tuffassi in una voragine di morte, mi sentiresti ancora?

Se l’ago mi trafiggesse il braccio, e poi la lingua, e poi gli occhi, mi ameresti ancora?

Se sentissi il profumo della colla bruciata, mi ameresti ancora?

Mi ameresti ancora?

Ancora?