Siberia

Sembrate felici;
che belli i sorrisi.
Le foto, suadenti,
stretti stretti i denti.

Un cocktail, la sera,
e c’è chi poi spera
che quella magia
tra voi vada via.

Ma nessuno lo sa
che è già una menzogna?
Che vi consumate
a furia di mi piace?

Che dopo lo scatto,
raggiunto il traguardo,
neanche vi toccate?
Nemmeno vi guardate.

Ma che senso ha?
La notifica rossa e
la gente che guarda
col cuor di barracuda

e voi dall’altra parte
freddi come sarde
Il gelo di Siberia
a Napoli, la sera.

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Chi è quel tipo nello specchio?

Stasera mi sono fatto la barba. Assieme ai peli ho tagliato ansia, angoscia, paura, frustrazione, gioia e un po’ di soddisfazione per i primi tre esami universitari della mia vita. Del sogno della mia vita. Poi mi sono guardato allo specchio e uno sconosciuto mi ha fissato, con i suoi occhi verdi. Mi ha guardato fisso. Forse quel ragazzino che mi guarda da dietro allo specchio non è una cattiva persona. Fatto sta che questa vita che mi è stata donata mi comincia a piacere. E ne vado PAZZO.

Acido

Vagavo per le strade dello sprawl Tokio city tra le luminarie titaniche dell’IKM e le teste di diecimila criminali appese alle luci a lampione. L’acido bruciava dentro, pulsava. Lacrime chiuse da catenacci serravano la bocca di Menelao che morì d’ira calmissima e sinfonie di onde radio  penetravano i miei timpani alterati.

Mi persi per il tumulto delle città colossali, vidi le bianche cattedrali levarsi congerie enorme di fede e di sogno colle mille punte nel cielo, vidi le Alpi levarsi ancora come più grandi cattedrali, e piene delle grandi ombre verdi degli abeti, e piene della melodia dei torrenti di cui udivo il canto nascente dall’infinito del sogno. Lassù tra gli abeti fumosi nella nebbia, tra i mille e mille ticchettìi le mille voci del silenzio svelata una giovine luce tra i tronchi, per sentieri di chiarìe salivo: salivo alle Alpi, sullo sfondo bianco delicato mistero. Laghi, lassù tra gli scogli chiare gore vegliate dal sorriso del sogno, le chiare gore i laghi estatici dell’oblio che tu Leonardo fingevi. Il torrente mi raccontava oscuramente la storia. Io fisso tra le lance immobili degli abeti credendo a tratti vagare una nuova melodia selvaggia e pure triste forse fissavo le nubi che sembravano attardarsi curiose un istante su quel paesaggio profondo e spiarlo e svanire dietro le lancie immobili degli abeti. E povero, ignudo, felice di essere povero ignudo, di riflettere un istante il paesaggio quale un ricordo incantevole ed orrido in fondo al mio cuore salivo: e giunsi giunsi là fino dove le nevi delle Alpi mi sbarravano il cammino. Una fanciulla nel torrente lavava, lavava e cantava nelle nevi delle bianche Alpi. Si volse, mi accolse, nella notte mi amò. E ancora sullo sfondo le Alpi il bianco delicato mistero, nel mio ricordo s’accese la purità della lampada stellare, brillò la luce della sera d’amore. DINO CAMPANA