Maria e la logica dei vaccini

Questa rubrica nasce dalla voglia di scrivere un po’ di ciò che amo. Il tono sarà volontariamente poco accademico e non conterrà alcuna indicazione medica nel rispetto dell’articolo 348 del c.p. So bene che molti mi snobberanno. E’ grazie a voi e alla vostra puzza sotto il naso che la sanità pubblica sta implodendo. La gente preferisce curarsi con il succo di limone invece che con la chemioterapia solo per non vedere le vostre facce di c

Ormai tutti hanno nozioni di immunologia: le notizie girano su tutti i social e sono molteplici i siti web che permettono di farsi un’opinione a riguardo. La grandezza di internet. Non starò quindi qui a rompervi le palle su come funziona un vaccino perché è una nozione banale e comunissima che sanno tutti, ma vi racconterò un fatto che mi è successo ultimamente. Maria, una mia amica, è giovane ragazza napoletana piena di energia e di buona salute. Non sapendo che fare della sua gioventù decise di fare la mamma a tempo pieno ed ora ha due figli bellissimi: Luigi e Giovanna. Sono due fratellini vivacissi, Luigi ha sette anni e va alla scuola primaria mentre Giovanna ne ha dodici e va alle medie. Mi dicono che sono molto bravi e infatti Luigi fa dei disegni molto belli e conta il resto del salumiere che è una bellezza mentre Giovanna ha finalmente acquisito quella competenza trasversale delle scuole medie-superiori: fumare. Qualche giorno fa Luigi torna dalla scuola primaria col pullmino e dopo qualche ora non si sente bene. Il bimbo riferisce stanchezza, un forte mal di testa e ha qualche decimo di febbre; prontamente Maria, che è una mamma molto informata, va a comprare un antipiretico e glielo dà: il bambino effettivamente sfebbra e sta in casa finché non guarisce. Dopo qualche giorno Luigi sta benissimo e torna a scuola a disegnare i carri armati e i ragazzi del quartiere coi mitra in mano. Le maestre dicono che stava girando l’influenza. Maria torna a casa e trova Giovanna che si sente stanca, ha la cefalea e una lieve febbricola.. Escluse “quelle cose là”, la madre deduce che si sarà “mischiata” l’influenza da Luigi. Allora, va di nuovo in farmacia e prende un’altra dose di antipiretico, che prontamente dà alla figlia. Dopo qualche giorno anche Giovanna guarisce e abbandona i cartoni animati per tornare alla fumosa routine delle scuole medie. Ora Maria, che stupida non è ed è una mamma informata e previdente, va ancora una volta in farmacia e compra una serie di dosi di antipiretico perché è sicura che Luigi, tra qualche giorno, si sarà di nuovo contagiato, stavolta dalla sorella Giovanna e che la stessa Giovanna, dopo un po’, si contagerà a sua volta da Luigi, in un ciclo infinito da cui solo la Madonna Addolorata la può salvare. Accesi venti ceri nel santuario di Pompei, aspetta, aspetta, passa qualche mese e dell’influenza neanche l’ombra. Ma quindi l’influenza non “rimbalza”? Sembra di no. Inoltre viene a scoprire che il migliore amico di Luigi, che si mette spesso le dita nel naso e dà ogni giorno metà della sua mela mangiucchiata al figlio ha avuto l’influenza. E Luigi non l’ha presa. Dunque deduce giustamente che i suoi figli, a differenza del resto dell’umanità, non solo sono i più belli ma hanno anche qualche santo o potere magico che li protegge.

Quel protettore, cara Maria, è il sistema immunitario. E’ una specie di polizia corporea che riesce a monitorare ogni minaccia proveniente dall’esterno, a riconoscerla, a “combatterla” e a ricordarla. E’ certamente una rete complessa, tipo l’Interpol o l’FBI, ma come ogni cosa che sembra strana e difficile, è alla fine riconducibile ad una serie di meccanismi fondamentali molto semplici.
In parole povere: esiste una risposta immunologica primaria e secondaria. La primaria è alquanto lenta e deve seguire delle regole ben specifiche per combattere il patogeno e averne memoria. La secondaria è invece sorprendentemente veloce perché si basa proprio sul presupposto che l’organismo è già venuto in contatto col patogeno e quindi la risposta è dannatamente veloce, processiva e, soprattutto: efficace. Come funziona? Come il Fight Club.

  • La prima regola dell’immuno-club: bisogna distinguere i buoni dai cattivi.
  • La seconda regola dell’immuno-club: i buoni li devi proteggere ammazzando i cattivi.
  • La terza regola dell’immuno-club: ora conosci il nemico: non farti fare fesso né da lui né dai suoi parenti.

Insomma, il virus, il batterio o il fungo prima lo devi riconoscere, poi lo devi distruggere. Ma poi devi fare anche un ragionamento più fine: lo devi ricordare! Perché un domani, se viene un parente del cattivo assetato di vendetta trasversale, devi essere preparato, riconoscerlo e combatterlo prima che sferri anche un solo colpo. Facile, no?

Dato che la natura non si fa mancare niente, il sistema immunitario agisce in maniera alquanto bizzarra; praticamente per riconoscere un qualsiasi elemento estraneo lo deve stracciare in mille piccoli pezzettini e poi si deve sensibilizzare per questi pezzettini. Ecco un esempio (fraudolento) di processamento immunitario:

Infografica 1.png

Figura 1

Nel caso di Luigi il patogeno è venuto in contatto con il suo corpo a scuola. Là ha iniziato a riprodursi e a rompere le scatole finché il sistema immunitario del nostro bambino prodigio non si è attivato. Delle cellule specifiche hanno quindi spezzettato il nostro patogeno in tanti pezzettini e poi lo hanno presentato ad altre cellule ancora più strane che, in base alla forma del patogeno, hanno iniziato a produrre gli anticorpi contro queste parti. Sensibilizzarsi è quindi un “Huston, abbiamo un problema”. Ma il secondo passo è produrre una risposta per ammazzare ‘sti malfattori. E questa risposta è alquanto complessa e fatta sia da vere e proprie cellule assassine che vanno fisicamente a uccidere la minaccia che da piccole entità molecolari chiamate anticorpi. Gli uni non sarebbero niente senza gli altri. Questi anticorpi sono delle piccolissime molecole-segnalatore che, come le classiche microspie dei film di spionaggio, sono in grado di attaccarsi al cattivo, tracciarlo e segnalarlo ai buoni affinché lo facciano esplodere. Ecco un esempio di contatto antigene-anticorpo che lederà ulteriormente la mia reputazione accademica:

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Figura 2

Ora ti ho fatto una capa tanta, Maria, ma era necessaria questa premessa perché ora viene il piatto forte! Giovanna e Luigi non hanno preso più quel ceppo di influenza perché si sono immunizzati.. Questa parolona non vuol dire altro che hanno avuto una risposta primaria, quella che tu hai riconosciuto come “febbre, malessere… Insomma non stanno bene!”. E questa risposta primaria oltre a togliere da mezzo l’infame ha prodotto anche un terzo meccanismo: la memoria immunologica. Se hai visto la prima immagine di prima, hai notato che per ciascuna delle parti del nostro malvivente sono stati prodotti anticorpi specifici che, come vedi, differiscono per la regione superiore. Questo fatto è importantissimo perché esistono delle cellule che hanno questi anticorpi pronti ad essere rilasciati non appena il nostro malvivente viene di nuovo in contatto con il nostro organismo. Luigi è sicuramente venuto in contatto di nuovo con l’influenza attraverso la mela mangiucchiata ma non l’ha presa perché era immunizzato! Non è bellissimo che Giovanna e Luigi ora stiano bene? S-t-r-a-o-r-d-i-n-a-r-i-o. Ora guarda questa immagine per un attimo:

Infografica 3.png

Figura 3

Immagina un mondo ideale dove noi possiamo saltare il primo passaggio, cioè il contatto con il cattivone e tutta la parte antipatica della risposta primaria e possiamo dare direttamente i pezzi del nostro cattivone, belli e pronti per essere processati e formare una memoria immunologica efficace. In questa società avanzata il tuo piccolo Luigi non prenderà mai l’influenza perché ne è immune e soprattutto non potrà mai passare niente a tua figlia Giovanna. Ora mi chiedi: e come si fa? MA che mondo è questo? Il futuro è già ora! Perché gli scienziati frullano il cattivone e lo rendo non più in grado di fare del male; dopo averlo disarmato a puntino lo danno a cellule, animali e uomini e verificano gli eventuali effetti collaterali. E poi dopo circa quindici anni di sperimentazione lo commercializzano con un profilo di sicurezza elevato, proprio per i tuoi figli. Luigi non prenderà mai quella malattia. Ecco l’infografica definitiva per cui ogni grafico del pianeta vorrà ammazzarmi:

Infografica 4.png

Figura 4

“MA ne vale la pena??????” Mi chiedi. Effettivamente l’influenza potrebbe sembrare una stronzatella ma tieni conto che anche una febbre alta può comunque essere molto dannosa per un bambino piccolo o per un anziano. Ma pensiamo per esempio al Morbillo: se si prende può portare la meningite asettica e addirittura la cecità. Non è meglio vaccinare per questa malattia e fare in modo che tuo figlio non lo abbia mai?

(Nella prossima imprudente puntata discuteremo del nesso tra autismo e vaccini).

 

Fonti Bibliografiche:

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