Diventare onda

È notte e il vento ulula tra gli scogli;
non c’è pace nel fondo dei miei abissi
e non merito perdono per il tempo che ho disperso.

È notte e un mantello di cenere oscura la Luna:
quella Luna smezzata, un po’monca, che
passa il suo tempo a stordire i miei sogni.

Finisco per sputarmi dentro per
quell’assurdo desiderio
di normalità.

Le scarpe si impegnano delle onde spumose
ma è il gelo del cuore che trasuda nei visceri
e li svuota da ogni voluttà.

Sta per piovere, l’atmosfera è cupa
e da lontano serpiginano i lampi
che si scaricano nel mare.

Ad ogni passo l’acqua è tenaglia e le gambe
sono intricate di alghe e molli vegetali;
meduse incolori mi accarezzano le  cosce.

Ho ucciso un uomo. E’ stato facile, è stato un attimo.
La lama è entrata così facilmente nella carne,
che sembrava scivolare.

Quando non c’è più differenza tra “inspira – espira,
inspira – espira” c’è sollievo, c’è eutanasia.
E’ la vendetta che guida l’uomo.

Il mare è un medico oscuro:
balsamo benefico, di giorno;
compagno di morte, di notte.

Se entri nelle onde e ti lasci cullare
diventi tu stesso moto ondoso
e anneghi mentre ascolti le sirene.

Se sei abituato a bere odio liquido,
l’acqua nei polmoni
è solo un dolce dimenticare.

Coi polmoni pieni affondi dolcemente
e ti trovi sul fondo.
Qui non si torna più indietro.

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Bob

Bob era una persona tranquilla,
che problemi non aveva mai dato.
Sfacchinava, tutto il giorno
nel suo chiosco di fiori.

Bob era molto amato in città
e nessuno lo aveva mai visto
arrabbiato o irritato:
Bob era una persona a posto.

Come va Bob? Dove vai
con quel martello in mano?
Cosa vuoi fare? Dove vuoi andare?
Hai qualcosa da aggiustare?

Bob era una persona tranquilla
che non si arrabbiava mai
ma quel giorno, di buon mattino
con un martello era sceso per strada.

In una mano un gran martello
dentro la testa un gran casino
camminava , barcollava
e la gente lo fissava.

Come va Bob? Dove vai
con quel martello in mano?
Cosa vuoi fare? Dove vuoi andare?
Hai qualcosa da aggiustare?

Nel negozio del fratello
Bob è entrato piano piano
e quattro colpi sul bancone
ha spaccato ogni vetrina

Poi nel retro è entrato
e ha trovato il suo parente
con sua moglie coricato
in un letto di cartone

Come va Bob? Dove vai
con quel martello in mano?
Cosa vuoi fare? Dove vuoi andare?
Hai qualcosa da aggiustare?

Cosa fai, Bob? Posso spiegare…
Non è come tu credi.
Stavamo parlando qui sui cartoni.
Non vorrai mica….

Le due mani assai sudate,
sulla bocca schiuma bianca,
quei due occhi neri neri
e del sangue sulle mani.

Come va Bob? Dove vai
con quel martello in mano?
Cosa vuoi fare? Dove vuoi andare?
Hai qualcosa da aggiustare?

Bob aveva un gran martello
ora ha le mani legate.
L’hanno arrestato, processato e
il verdetto: era impazzito.

Come va Bob? Dove vai
con quel martello in mano?
Cosa vuoi fare? Dove vuoi andare?
Hai qualcosa da aggiustare?

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Ruderi

Ti scrissi ti amo sul muro.
E’ stato abbattuto.

Fumavi nel letto. Poi cadde
un sole di fiamme.

Coperto di fuoco sgargiante.
Un urlo straziante.

La morte, deserto rifiuto
di uno specchio muto

Macerie,  polveri, mattoni.
Ruderi di amori.

Nemmeno le ossa sepolte:
di te resta niente.

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Aborto

Non ci sono parole
per cosa accade dentro.
Tempeste, lunghe battaglie.
Un forcipe che smeriglia un violino.

Senza vergogna sfracelliamo al suolo persone ancora senza nome, lasciando loro delle etichette inchiodate sulle tombe: sordomuto, cieco, storpio, ritardato. Indesiderato.
“Non era il momento”.

Siamo ruscelli gocciolanti in letti inariditi, putridi
Siamo Noi l’aborto.
Siamo Noi l’abominio.
Siamo senza tomba, morti prima ancora di nascere.

Angoscia del cambiamento

Ricordi? Eravamo campagne e campi in fiore!
Ci piaceva il mare e le stelle contare;
la luna sembrava lontana.
Quanti sogni di volare come lucciole e cambiare le cose.

Ed ora? Lastricati di asfalto,
sepolti vivi nel desiderio: sopravviviamo.
Stritolati dalle ambizioni, dal sesso, dal denaro:
viviamo la vita che odiavamo.

Foglie secche e stanche -suicide da un ramo- su un lago di sangue galleggiamo.
Viviamo istanti la cui somma è silenzio.
Le stelle ora ci sembrano incastrate, come noi.
Bloccate nelle spire del tempo.

E le lucciole? Le loro luci, abbagli di vita.
Non c’è più speranza,
amore.
Ora solo morte e desolazione.

Il fanatico pensa al martirio e noi all’aperitivo.
Di sabato sera si esce, si beve, si balla. Si mente e si sorride.
In fondo ognuno desidera le vite degli altri
rifiutando la propria.

Non c’è risposta per certe domande.
Per le pentole di rancore
non c’è arma, coltello o bomba.
Niente fa rinascere un fiore.

Viviamo d’odio, fiamme e amputazioni.
Siamo diventati noi
le foreste in cenere,
gli stupri, le esplosioni.

E’ male pensare. Meglio non respirare.
Prendi questo, non ti fa ragionare.
Rosso magenta, blu cobalto, bianco fosforico.
Un cadavere steso in sala settoria.

Musica consigliata per la lettura:

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Nessun dolore.

Sbatto su una distesa solida, agli occhi gocce.  Il silenzio rimbalza sulle pareti di questo stanzone senza porte e finestre.

Nessun rumore

Morte e cemento.  La canzone preferita che non abbiam mai avuto,  le parole d’amore che non ci siamo mai detti.

Nessun colore.

Le rose che non ti ho mai regalato.

Nessun dolore.

 

Musica consigliata per la lettura:

Sottovuoto .

L’amore è un fiore e ogni fiore muore; immobile viaggio nel tempo.
Le nostre foto fragranti, spontanee.

La luce: sul davanzale i colombi.
La morte: come eri magra e bianca nel letto.

Sei vettori nel cuore. Paura? L’inferno è già caldo. La vita si è rotta in diretta.
La strana sensazione di essere osservati.

La folle corsa verso una corda già appesa al soffitto .

(Un poeta ermetico in realtà non ha nulla dire e lo dice pure male.)

 

Musica consigliata per la lettura: