Aborto

Non ci sono parole
per cosa accade dentro.
Tempeste, lunghe battaglie.
Un forcipe che smeriglia un violino.

Senza vergogna sfracelliamo al suolo persone ancora senza nome, lasciando loro delle etichette inchiodate sulle tombe: sordomuto, cieco, storpio, ritardato. Indesiderato.
“Non era il momento”.

Siamo ruscelli gocciolanti in letti inariditi, putridi
Siamo Noi l’aborto.
Siamo Noi l’abominio.
Siamo senza tomba, morti prima ancora di nascere.

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Granelli

Mentre semino,
tramonti su tramonti mi attraversano.
Tu intanto stai lì a guardare.

Primavera: un campo in me fiorisce.
In te è inverno.

Angoscia del cambiamento

Ricordi? Eravamo campagne e campi in fiore!
Ci piaceva il mare e le stelle contare;
la luna sembrava lontana.
Quanti sogni di volare come lucciole e cambiare le cose.

Ed ora? Lastricati di asfalto,
sepolti vivi nel desiderio: sopravviviamo.
Stritolati dalle ambizioni, dal sesso, dal denaro:
viviamo la vita che odiavamo.

Foglie secche e stanche -suicide da un ramo- su un lago di sangue galleggiamo.
Viviamo istanti la cui somma è silenzio.
Le stelle ora ci sembrano incastrate, come noi.
Bloccate nelle spire del tempo.

E le lucciole? Le loro luci, abbagli di vita.
Non c’è più speranza,
amore.
Ora solo morte e desolazione.

Il fanatico pensa al martirio e noi all’aperitivo.
Di sabato sera si esce, si beve, si balla. Si mente e si sorride.
In fondo ognuno desidera le vite degli altri
rifiutando la propria.

Non c’è risposta per certe domande.
Per le pentole di rancore
non c’è arma, coltello o bomba.
Niente fa rinascere un fiore.

Viviamo d’odio, fiamme e amputazioni.
Siamo diventati noi
le foreste in cenere,
gli stupri, le esplosioni.

E’ male pensare. Meglio non respirare.
Prendi questo, non ti fa ragionare.
Rosso magenta, blu cobalto, bianco fosforico.
Un cadavere steso in sala settoria.

Musica consigliata per la lettura:

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Nessun dolore.

Sbatto su una distesa solida, agli occhi gocce.  Il silenzio rimbalza sulle pareti di questo stanzone senza porte e finestre.

Nessun rumore

Morte e cemento.  La canzone preferita che non abbiam mai avuto,  le parole d’amore che non ci siamo mai detti.

Nessun colore.

Le rose che non ti ho mai regalato.

Nessun dolore.

 

Musica consigliata per la lettura:

Sottovuoto .

L’amore è un fiore e ogni fiore muore; immobile viaggio nel tempo.
Le nostre foto fragranti, spontanee.

La luce: sul davanzale i colombi.
La morte: come eri magra e bianca nel letto.

Sei vettori nel cuore. Paura? L’inferno è già caldo. La vita si è rotta in diretta.
La strana sensazione di essere osservati.

La folle corsa verso una corda già appesa al soffitto .

(Un poeta ermetico in realtà non ha nulla dire e lo dice pure male.)

 

Musica consigliata per la lettura:

Musa

Irregolare, diseguale, caotica; i protoni dei tuoi crespi cadono quasi nocuranti della forza nucleare forte.

Parli e sei un un arpeggiatore di onde quadre; è bellissimo sentire le tue stringhe vibrare.

Sei scomposta, bellissima.

Quando vedo i tuoi colori penso che tu sia l’unica che sarebbe meno interessante se fosse fatta solo di onde radio.

La tua pelle è bianca a 5500 K e mi illumina violentemente.

Solo con te vorrei fare un tuffo nel mare di azoto ed elio liquidi del mantello di Giove e dopo prendere i raggi gamma su una sdraio ai confini della galassia.

Sarebbe bello fare l’amore galleggiando sulle nuvole di acido solforico di Venere: sei energia pura.

Hai dei prismi negli occhi: con te non ho più bisogno di letteratura, poesia, religioni.

Ancora mi rimbomba in mente e mi disassembla l’idea che tu non esista.

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Musica consigliata per la lettura:

Un’onda perfetta. (Tutto cambia uguale)

Ho arso alcuni anni:
guardo adesso quei momenti
e mi chiedo chi fossi.

Passa volgarmente il tempo,
io cambio come acqua sotto un ponte ma
nello stesso tempo -intorno- tutto è uguale.

Fuga, un paese sconosciuto, una strada,
un edificio abbandonato, due rampe di scale, una stanza;
la porta aperta e una canzone dei Subsonica.

Un letto in fiamme ed io con un mostro deforme vi entro.
Lei mi sussurra mentre crede che io dorma:
“Tutto cambia uguale”.

Tutto cambia uguale: infatti non spiego
niente intorno a me se non come l’oscillare
di un’onda.

Un’onda perfetta.

La morte spiegata a mia figlia.

Sei sul fondo di un oceano fatto di aria; come un paguro, ma rintanata in un guscio di carne, dimentichi che questa zavorra è solo scrigno dell’ anima. Scruti ad occhi spalancati il trasparire delle onde elettromagnetiche tra i cavalloni di nuvole ignorando che le più grandi meraviglie sono racchiuse in te: nasci e cresci nel tempo di un soffio. Mentre tutto passa ti (dis)struggi per stupidaggini,  perdi tempo ignorando l’ essenziale finché lo possiedi.

Amore mio, Verdeggia pure d’invidia per la libertà di un gabbiano
-perché ciò è umano-
ma non credere di essere meno fortunata di esso.

Non dimenticare mai che la vita è una rincorsa che dopo un piccolo salto da inizio a un volo infinito.

Sole, amore, disperazione.

Una ragazza bellissima ma molto ingenua mi ha detto “Tu sei diverso dagli altri”. Ricordo ancora il colore di quei cosi che aveva per vedere e lo storcersi del filtro del labbro superiore nel darmi quei baci un po’ rugginosi.
Mentiva.

Non sono di  buona compagnia per coppiette ma non è colpa mia se gli esemplari in cattività sono così sensibili.
Qualcuno di loro davvero crede che amerà per sempre. O è idiota, o totalmente idiota.

L’amore inquina.
L’amore è sporco.
L’amore è poco.

Io al solo pensare a pancreas, duodeno e tronco encefalico di chi ho davanti mi spoetizzo.
Come fai ad innamorarti di masse di materiali così deperibili?

Siamo isole deserte, distese di sassi ruvidi e tozzi,
valanghe di nebbia densa. Materia acida
che giace un po’ là, un po qua e fa disastri.